lunedì, luglio 14, 2008

CLEMENTE MASTELLA: SOLO IO DIFENDO BASSOLINO

MASTELLA: Bassolino?Lo sosteniamo più noi che i suoi: Se il Pd non coinvolge l'Udeur non ha più speranze di vittoria»

Cerca di suonare la sveglia nel centrosinistra campano Clemente Mastella, indomito leader di un'Udeur decimata, ma non disposta alla resa. «Non mi sono mai trovato — giura — di fronte a una coalizione che non si vede, non si sente, non discute. Che assiste impotente alla deriva verso un destino ineluttabile».
Si riferisce all'atteggiamento del Pd dopo la caduta della Provincia di Avellino provocata da De Mita?
«Sì, mi sarei aspettato che almeno dopo quei fatti qualcuno avesse avvertito la responsabilità di aprire il dialogo per capire se bisogna provare a recuperare De Mita, oppure, che ne so, mandarlo al diavolo. Invece no, ci si limita ad evocare lo spettro dell'effetto domino e si resta inermi. Inconcepibile. C'è la malattia, ma non c'è il medico. Forse dovremmo chiedere a Montemarano (l'assessore alla sanità, ndr) di trovarne uno».
Ma lei ha provato a interloquire con qualcuno?
«Ci sono difficoltà oggettive. Il segretario regionale Iannuzzi, per esempio, è stato indicato proprio da De Mita che ora non c'è più. Il capogruppo (Mario Sena, ndr) non si capisce se ha la mente e il cuore nello stesso posto».

Ha provato a parlare con Bassolino?
«No, anche perché la sua figura è stata indebolita soprattutto dal suo partito. Paradossalmente ha ricevuto maggiori riconoscimenti dagli avversari e da noi che dal Pd. Invece, chi è al governo, dovrebbe essere pienamente sostenuto fino alla fine del mandato, come avviene negli Usa per i presidenti non ricandidabili. A fronte di questa lealtà, francamente, non capisco per quale motivo pur essendo noi il secondo gruppo della maggioranza non dobbiamo avere assessori. Capisco che gli amici che erano in esecutivo sono dovuti uscire per il coinvolgimento in inchieste, dalle quali, sono convinto, usciranno a testa alta. Ma perché proprio ora che le nebbie intorno a noi si stanno diradando, ora che anche il Pd nazionale prende le distanze dai protagonisti della manifestazione di martedì a piazza Navona che sono stati i nostri persecutori, perché dobbiamo continuare a restare fuori?».
Perché allora tenere in vita il governo regionale?
«Perché resteremo fino al termine della legislatura fedeli all'alleanza. Ma, naturalmente, ci si può chiedere di condividere una sconfitta, non il suicidio».
Cosa vuol dire?
«Che fra alcuni mesi ci saranno le provinciali a Napoli, Salerno e Avellino. Vorrei sapere se c'è ancora una coalizione. Vede lo spazio che occupiamo noi, non lo può occupare il Pd. Poteva forse presidiarlo la Margherita, ma il Pd non può farlo. Si tratta di voti che in nostra assenza vanno a destra. Perché allora non partire dall'esperienza di Benevento dove abbiamo conquistato la Provincia in controtendenza con le sconfitte nazionali? Guardi che alle prossime regionali, così come alle provinciali, solo con noi, forse, il centrosinistra può illudersi di vincere. E sarà comunque difficile. Ma senza l'Udeur non ha nemmeno la speranza ».
Non ha preso in considerazione l'idea di un'alleanza col centrodestra?
«Noi segnaliamo la mancanza di uno spirito politico. Se ci sarà un decadimento ulteriore, non potremo che prenderne atto. Ma per ora vogliamo capire. Poi si vedrà».
Nel Pd è in atto un confronto. Potrebbero emergere nuovi interlocutori.
«Lo spero. Ma le dico che, sinceramente, non mi piacciono nemmeno queste distinzioni tra vecchio e nuovo, tra under e over 40. Vanno bene per le nazionali, non per la politica. Eppure, anche nel calcio il Brasile è costretto a chiamare Ronaldinho per le Olimpiadi».
Vuol sempre fare il sindaco di Napoli?
«Napoli ha bisogno di uno che le dedichi anema e core (N'ATO MARIOLO...NDR)
. La sfida mi alletta. Ma manca molto tempo. Bisognerà vedere se ci saranno le condizioni».
Sua moglie Sandra sarà ricandidata alla Regione?
«La questione non è in discussione, ma sono sicuro che, se ci fosse bisogno di un sacrificio per il partito, sarebbe pronta a farlo».


Gimmo Cuomo

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